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La foiba di Basovizza

La foiba di Basovizza, in origine un pozzo minerario, fu scavata all'inizio del XX secolo per intercettare una vena di carbone ma presto abbandonata per la scarsa produttività. Il 29 e il 30 aprile 1945, l'abitato di Basovizza divenne il fulcro di numerosi e tragici combattimenti tra le forze jugoslave, giunte a liberare la città di Trieste, e le ultime unità tedesche in ritirata. Pare che i numerosi corpi rimasti sul campo di battaglia vennero fatti scomparire in brevissimo tempo all'interno della preesistente voragine. Pochi giorni dopo l'area fu attraversata da colonne di prigionieri, sia militari che civili, destinati ai campi di internamento sloveni. Si seppe poi che in zona vi era stata un'alquanto sommaria esecuzione di prigionieri.

Negli anni successivi furono avviate indagini e scavi sia da parte dell'allora Governo Militare Alleato che, in seguito, dal Comune di Trieste. Il numero degli infoibati non è mai stato accertato con esattezza: una nota del governo jugoslavo dell'immediato dopoguerra parla di 250 individui, calcoli successivi arrivano fino a cifre dieci volte maggiori. In ogni caso, il numero complessivo è di gran lunga inferiore a quelli dei deceduti nei campi jugoslavi.

Agli inizi degli anni 50 il pozzo fu abbandonato e trasformato in discarica. Nel '53 vi fu l'autorizzazione al recupero di rottami ferrosi: gli scavi scesero fino alla profondità massima del pozzo senza trovare alcuna salma. Nel 1992, con Decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro per il Beni culturali ed ambientali, la Foiba di Basovizza è stata dichiarata monumento nazionale.

Oggi la foiba consiste in una lastra di pietra, sul davanti della quale è riportata un passo di una preghiera ed è contraddistinta da una grande croce. A lato si trova, tra i vari cippi commemorativi, una rappresentazione grafica della sezione del pozzo, con indicate le quote relative ai vari ritrovamenti e stratificazioni. La Foiba di Basovizza si trova nei pressi dell'abitato omonimo ed è facilmente raggiungibile sia con l'automobile che con l'autobus (n. 39).

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